10 marzo 2026

Risotto alla milanese: perché lo zafferano non è un dettaglio

risotto alla milanesetradizione

Poche ricette raccontano una città come il risotto alla milanese racconta Milano. La leggenda più citata lo fa nascere nei cantieri del Duomo, dove un vetraio avrebbe aggiunto zafferano — usato per colorare i vetri — al riso per scherzo, durante un pranzo di nozze. Vera o no, la storia coglie qualcosa di reale: lo zafferano a Milano non è mai stato un ingrediente qualsiasi.

La tecnica conta quanto la leggenda. Il riso va tostato a secco, senza grassi, finché i chicchi non diventano quasi trasparenti ai bordi. Solo allora arriva il vino, e solo dopo il primo mestolo di brodo. Lo zafferano si scioglie a parte, in un po’ di brodo tiepido, e si aggiunge a fine cottura — non prima — per non perdere aroma nel lungo tempo di cottura.

Il resto è mantecatura: burro freddo e Grana Padano, fuori dal fuoco, mescolati con energia fino a ottenere quell’onda che a Milano chiamano “all’onda” — un risotto che si allarga da solo nel piatto, non una montagna compatta.

A El Tombon lo serviamo così, semplice, perché certi piatti non hanno bisogno di essere reinventati: hanno bisogno di essere fatti bene.

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